RAY BAN è il brand più copiato

RAY BAN è il brand più copiato

23 Maggio 2016,   By ,   0 Comments

Da un rapporto presentato dall’OCSE insieme all’Intellectual Property Office dell’Unione Europea risulta che negli ultimi dieci anni sono sensibilmente aumentate le violazioni della proprietà intellettuale. I brand principali vittime della contraffazione, fenomeno in continua crescita, sono le borse Louis Vuitton, le scarpe Nike e gli orologi Rolex oltre agli occhiali Ray-Ban. Lo studio è stato presentato la scorsa settimana e analizza oltre 400.000 sequestri doganali effettuati in tutto il mondo nel periodo 2011-2013. «La merce falsificata rappresenta ormai il 2,5% del commercio mondiale, per una cifra che nel 2013 ha sfiorato i 500 miliardi di dollari – spiega l’OCSE – La pirateria colpisce qualsiasi settore, dal lusso all’orologeria, dalla profumeria al segmento automobilistico, fino alla farmaceutica e ai prodotti alimentari». Il settore calzaturiero risulta essere il più imitato dai contraffattori. I brevetti e i marchi americani rappresentano il 20% dei prodotti falsificati, seguiti da quelli italiani con il 15%, dai francesi e dagli svizzeri con il 12%. I prodotti giapponesi e tedeschi invece si attestano intorno all’8% mentre Regno Unito e Lussemburgo sono i fanalini di coda di questa rilevazione. «Parte di questo ricavato va alla criminalità organizzata – spiega l’OCSE, che conta 34 paesi membri – Fino al 5% delle merci importate nell’Unione europea è falso, per un corrispondente valore di 85 miliardi di euro: la maggior parte proviene dai paesi emergenti, la Cina per prima come produttore». Quest’ultimo paese produce infatti il 63,2% dei falsi mentre al secondo posto c’è la Turchia con il 3,3% e al terzo Singapore con l’1,9%. A seguire Thailandia, India, Marocco, Emirati Arabi, Pakistan ed Egitto. «Il pacco postale è il metodo top di spedizione di merci fasulle: rappresenta, infatti, il 62% dei sequestri realizzati tra il 2011 e il 2013, aspetto che riflette la rescente importanza del commercio online a livello internazionale – sottolinea ancora l’OCSE – Il traffico percorre itinerari complessi, attraverso i principali hub commerciali come Hong Kong e Singapore e zone di libero scambio, come gli Emirati Arabi Uniti. Altri punti di transito comprendono paesi con governo debole e con criminalità organizzata diffusa, come Afghanistan e Siria. Il rapporto spiega anche, però, che le rotte commerciali non sono mai le stesse ma cambiano di anno in anno».

Cit b2eyes 26/04/2016